Hanno perso le elezioni e siamo in odore di stagnazione o peggio recessione economica, ma che avranno tanto da festeggiare?
Da University of Rochester Press Releases:
In the latest issue of Nature News, Postdoctoral Fellow Nadav Katz explains how his team put the idea to the test and found that, indeed, he is able to take a “weak” measurement of a quantum particle, which triggered a partial collapse. Katz then “undid the damage we’d done,” altering certain properties of the particle and performing the same weak measurement again. The particle was returned to its original quantum state just as if no measurement had ever been taken.
"Sono molto delusa per l’approccio mantenuto finora dall’Autorità di regolazione italiana AGCOM sulle tariffe di terminazione. L’AGCOM presiedeva lo European Regulators Group (l’organo che raggruppa le 27 Autorità nazionali di regolazione nel settore delle telecomunicazioni) durante il 2007 ed era quindi bene informata di che cosa la Commissione intendesse fare. Ora stanno tentando di giocare d’anticipo mettendo in campo una riduzione meno ambiziosa rispetto alle indicazioni della Commissione, per proteggere gli interessi dei loro operatori mobili. Questo a detrimento della concorrenza in Europa, ma in primo luogo contro gli interessi dei consumatori italiani"
Viviane Reding, commissario UE, in un’intervista
TIM ha rimodulato le vecchie tariffe aumentandole di 3 centesimi/minuto. Ora chiamare con la mia TIM club costa 22 centesimi/minuto verso tutti e 12 centesmi/minuto verso 2 numeri TIM ed un numero fisso che ho indicato.
Poco male. Con la mia scheda H3G, chiamo a 3 centesimi/minuto verso tutti a fronte di un canone di 3 euro al mese.
Perché TIM ha ritoccato le tariffe - a tutto danno dei suoi clienti - proprio in questo momento quando la sensibilità ai prezzi è massima da parte dei consumatori? TIM e Vodafone non hanno certo così bisogno di ulteriore liquidità. La loro mossa spingerà parecchi utenti verso gli altri due operatori.
Perché dunque questa mossa? La spiegazione più semplice è che vogliano sostenere proprio Wind e H3G - strangolati dalle tariffe di terminazione di cui parlava la Reding - per mostrare che una parvenza di concorrenza c’è. Il fallimento di uno degli operatori alternativi avrebbe conseguenze ben più gravi per i duopolisti che la riduzione dei margini dovuta a questo ritocco tariffario, meglio quindi aprire con il contagocce la bocchetta dell’ossigeno al moribondo e poter affermare che non se la passa poi tanto male.
Ho deciso di vendere la mia sim in Second Life. Si chiama Marche, è una regione standard, classe 5, di 65535 sqm e 15000 prims.
Per chi fosse interessato, l’ho messa all’asta su Ebay.
Non vi da sui nervi la vocina del 4916 quando annuncia che avete finito il credito. Sprizza gioia da ogni sillaba! Tutta contenta che dovete sborsare altri euro per poter chiamare di nuovo!
Come ogni sera, leggevo le notizie del giorno… sul mio feed reader RSS. Chi oggi legge ancora i giornali o guarda la TV? Il 90% delle notizie non c’interessa, il resto è una copia parola per parola delle veline d’agenzia. Tanto vale leggere direttamente quelle.
Ma non sono qui per discutere dell’ineluttabile declino del giornalismo come mass media generalista. Sono qui per parlare di un’insperata epifania di orgoglio, sebbene riflessa più che meritata.
Leggevo di Google. Hanno scelto i finalisti del concorso su Android. Quello per lo sviluppo di applicazioni per la loro piattaforma mobile. Quello da 10 milioni di dollari.
Il primo della lista mi ha fatto fare un balzo dalla poltrona.
“AndroidScan - Use your phone to scan a barcode, get pricing information from dozens of stores, product reviews and more. Never make a bad purchase again! (by Jeffrey Sharkey)”
Non pretendo che ci crediate, ma è proprio l’idea che volevo proporre io. Ne ho anche discusso con qualche amico, che spero se ne ricorderà ancora.
Peccato che l’Italia non sia stata ammessa al concorso - unica nel mondo sviluppato - a causa delle sue leggi bizantine.
Dall’idea alla realizzazione c’è un bel salto, ma fa piacere sapere che sarebbe potuto esserci il mio nome in quella lista.
Nel frattempo i finalisti hanno ricevuto 25,000 USD per iniziare lo sviluppo della propria applicazione. Buona fortuna a tutti!
Mi sono imbattuto ora in una bella idea. Rivestire i custodi del nostro Io digitale con un po’ di sana e bella arte, perché le cose utili non devono per forza essere brutte.

Ho scoperto oggi da un articolo su Punto Informatico che esiste un tal Garante del Contribuente.
Non ne avevo mai sentito parlare.
Il Garante del contribuente, previsto dall’art. 13 della legge 212/2000, c.d. Statuto del contribuente, è stato istituito in quasi tutte le regioni d’Italia.
Esso ha il compito di verificare, attraverso accessi agli uffici e esame della documentazione, le irregolarità, le scorrettezze e le disfunzioni dell’attività fiscale segnalate dai contribuenti.
In particolare il Garante, nell’assicurare la concreta attuazione dei diritti del contribuente sanciti nello Statuto:
- sollecita gli uffici a esercitare il potere di autotutela per l’annullamento e la rettifica dei provvedimenti fiscali di accertamento e di riscossione;
- vigila sul corretto svolgimento delle verifiche fiscali;
- verifica che sia assicurata la chiara e tempestiva conoscibilità dei provvedimenti fiscali, dei modelli per gli adempimenti e delle relative istruzioni;
- accerta la qualità dei servizi di assistenza ed informazione, verificando, ad esempio, l’agibilità dei locali aperti al pubblico.
La mia opinione personale è che l’accesso ai dati andrebbe garantito via Internet, per ragioni di trasparenza e snellimento delle procedure burocratiche. Credo che sia importante preservare due modalità d’accesso:
- Nominativa - previo inserimento di un nominativo, vengano mostrati i dati del singolo individuo. Tale modalità potrebbe richiedere l’inserimento dei propri dati per la consultazione.
- Geografica - accesso ai dati anonimizzati suddivisi per comune. Utile per ragioni statistiche.
Il Codacons ha presentato una richiesta di risarcimento di 20 miliardi di euro al Pubblico Ministero di Roma che indaga sulla pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi da parte dell’Agenzia delle Entrate. [...] La richiesta di risarcimento di 20 miliardi di euro, spiega una nota del Codacons, “é da distribuirsi tra i 38 milioni di contribuenti italiani, 520 euro circa per ciascuno di essi“.
E chi la paga? Visco e soci non hanno certo 20 miliardi di euro. Allora lo Stato, cioè noi stessi?
A chi giova? A chi gestisce l’operazione, chi maneggia le carte per il risarcimento. Visto che tutto questo non è a costo zero, serve solo a farci sborsare molto più di 520 euro per poi ridarci 520 euro di “risarcimento”.
Se anche spostaste la tesi che la pubblicazione online dei redditi vi ha causato un danno, questo è solo un modo per aggiungervi una beffa… a meno che voi già non paghiate le tasse, nel qual caso è un modo per gravare gli onesti cittadini di ulteriori oneri.
Qualunque sia il motivo, quest’associazione di consumatori ha perso la mia fiducia. Dovrebbero curare gli interessi degli iscritti e simpatizzanti invece di causargli un danno anche maggiore!
Mi è piaciuto l’articolo che Beppe Severgnini ha scritto sul Corriere sul tema dei redditi 2005 pubblicati sul sito dell’Agenzia delle Entrate, in particolare il passo:
Non sono i controlli e le punizioni che spingono uno scandinavo, uno scozzese o un californiano a pagare le tasse. È la pressione sociale. La vergogna d’essere considerato — dai parenti, dai consoci al Lions Club, dagli amici del figlio — un evasore. Uno che costringe un altro a pagare di più. Uno che fornisce al fisco la giustificazione per alzare le aliquote, complicare le norme, aumentare i controlli. Uno che ti sorride, ma ti frega.
Amen. Non bevo la spiegazione che la pubblicazione dei redditi aiuterà la criminalità: non sono i redditi dichiarati che interessa ai criminali, è la ricchezza reale e comunque i criminali potevano già far largo uso dei redditi pubblicati presso i nostri comuni. Chiunque poteva andarsi a leggere quanto paghiamo in tasse presso i comuni e chiunque poteva trafugarne una copia.
Il reddito non è un dato personale: siamo tutti “azionisti” dello stato italiano e come tali abbiamo diritto di sapere le quote degli altri soci. Il Garante della Privacy ha bloccato la pubblicazione sostenendo che i dati su Internet rimanevano a disposizione per ben più dell’anno previsto dalla legge. Ma la legge parla solo del tempo di pubblicazione del dato presso gli uffici pubblici, non impone una data di scadenza sullo stesso! C’è poi da chiedersi che cosa ha fatto ogni anno quando giornali pubblicavano l’elenco dei redditi dei VIPs.
Rendere i redditi pubblici e facilmente accessibili dall’uomo qualunque ha tutta una serie di conseguenze positive che, a mio parare, superano i risvolti negativi.
Spero che per una volta i nostri politici facciano una scelta illuminata: visto che i redditi sono ormai online e non è possibile richiusi in un cassetto, che li rendano di nuovo consultabili e scaricabili sul sito delle Entrate. Trasformiamolo in un esperimento di trasparenza, vediamo che conseguenze avrà sulla società italiana per decidere come comportarci in futuro.

